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sabato 7 maggio 2016

Cirri



1) Cosa sono

La meteorologia è (se studiata a dovere) una scienza affascinante. Una delle branche della meteorologia con la quale ho avuto a che fare di recente (ovviamente) è la nefologia, ovvero lo studio delle nuvole e dei relativi fenomeni.

Esistono vari tipi di nubi, raggruppabili bene o male in base alle quote a cui si formano. Tra le nubi d'alta quota ai fini del discorso delle scie chimiche, risultano molto interessanti i cirri.

I cirri sono nubi che si possono trovare alle nostre latitudini tra i 5.000 ed i 13.000 metri. Ovviamente questa forbice varia a seconda della latitudine (3.000-8.000 al polo fino ai 6.000-18.000 nelle regioni tropicali).

Sono composte in maniera quasi esclusiva da minuscoli cristalli di ghiaccio. Hanno un aspetto misto a seconda della specie e delle varietà che li caratterizzano, ma generalmente si presentano in scie e ciuffi.



https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/36/Cirrus_sky_panorama.jpg
(da wikipedia)

2) Osservandoli

Dall'osservazione dei cirri si possono ricavare un sacco di dati interessantissimi. Prima di tutto il fatto che siano così bianchi ma risultino quasi trasparenti alla luce solare ci da conferma sulla loro natura cristallina e sulla bassa densità da cui sono composte. Il fatto che qualche volta compaiano dei Cani Solari (Pareli) ci conferma la natura di cristalli di ghiaccio (l'angolo del Parelio dipende dall'angolo di rifrazione specifico del materiale di cui sono composti i cristalli e dall'angolo si può capire di cosa sono fatti, ovvero ghiaccio).

Se ce ne sono parecchi, se tendono ad aumentare in numero mano mano che il tempo passa, e tendono a spostarsi a velocità sostenura, solitamente vuol dire che c'è un fronte caldo in arrivo, il che indica che il tempo meteorologico varierà, e molto probabilmente porterà pioggia leggera ma duratura (è importante ricordare che è una casistica probabile ma non sicura. L'unico modo per effettuare una previsione più corretta è sapere ESATTAMENTE lo stato globale delle condizioni). Se invece sono non troppo estesi e lenti, disposti in maniera più irregolare rispetto ai precedenti, indicano bel tempo mediamente stazionario. Cirri simili a quelli da fronte caldo compaiono anche dopo un temporale, non solo prima di lunghe piogge leggere.

A seconda della specie si possono fare ulteriori considerazioni: i cirrus castellanus, chiamati così perché assomigliano alle mura di un castello, più alte che larghe e con sporgenze in cima, tendono a creare formazioni dense; i cirrus spissatus, composti da ciocche e filamenti, densi abbastanza da oscurare il sole e solitamente indicatori di pioggia a seguire nel giro di meno di una giornata (non perché portino pioggia loro, ma perché indici di un sistema in corso che concluderà con una massa d'aria che si condensa); cirrus fibratus composti da filamenti sottili e lineari senza "ciuffi o ganci"; cirrus uncinus, come i fibratus ma con l'aggiunta di una sorta di gancio a forma di uncino (che ne dà il nome) indici del fatto che alla quota a cui si trovani, ci siano -40/-50 gradi celsius; cirrus floccus, che in fase iniziale sembrano quasi più altocumuli, per via della loro natura a ciuffo e la base irregolare, queste non indicano generalmente precipitazioni.

3) Cirri e scie

Il cirro, quindi come nube, a seconda delle condizioni in cui si forma avrà densità diverse, reazioni diverse rispetto alla luce, una durata diversa, una crescita ed un espansione diversa.

Perché ciò risulta interessante?

Perché un cirro è strutturalmente IDENTICO ad una scia di condensazione.

Una scia di condensazione è composta da cristalli di ghiaccio, esattamente come un Cirro, si forma alle stesse quote ed una volta formata è soggetta alle stesse identiche dinamiche.

La differenza tra cirro e scia è praticamente tutta racchiusa nella loro formazione. Il cirro si forma in maniera completamente naturale. La scia si forma per il passaggio di un aereo.

Il cirro si forma per condensazione dell'umidità presente in quota con un processo che si chiama nucleazione omogenea. La nucleazione e l'accrescimento sono i processi con cui avviene la condensazione in cristalli di ghiaccio. La nucleazione omogenea è quella spontanea e necessita di molta energia per attivarsi e creare il nucleo sul quale agirà poi l'accrescimento. I cirri infatti per generarsi hanno bisogno di una elevatissima umidità relativa e l'aria dev'essere già soprassatura rispetto al ghiaccio.

La scia si forma per condensazione dell'umidità presente in quota e di quella aggiunta come risultato della combustione del motore (idrocarburo legato con ossigeno genera vapore acqueo e anidride carbonica) in un processo che invece si chiama nucleazione eterogenea. Il punto è che il motore espelle anche parecchio particolato incombusto. Certo non una quantità tale da essere visibile, ma le particelle sono comunque milioni per secondo. Questo particolato incombusto fornisce di per sé il nucleo di condensazione e questo permette alla nucleazione eterogenea di avvenire con una quantità di energia minore rispetto a quella omogenea.

Il risultato pratico è che ci vuole un'umidità inferiore rispetto a quella richiesta dai cirri per formarsi, nella generazione di una scia.

4) Considerazioni.

Una volta appurate le differenze di generazione, resta il fatto che cirri e scie (dopo la formazione) sono identici.

Quindi:

I cirri normalmetne perdurano.
I cirri possono produrre strati e inspessirsi
I cirri possono espandersi

Secondo gli sciachimisti, però le scie no. Perché? Perché i cirri che strutturalmente sono identici alle scie, perdurano e si espandono e le scie invece non possono? Perché l'umidità che condensa in un cirro può anche persistere ma si continua a sostenere che le "normale condensa" non può persistere più di un minuto o due?

Inoltre, calcolando che l'umidità relativa necessaria alla formazione spontanea di un cirro è maggiore di quella necessaria ad una scia, risulta ovvio che quando vedo cirri in cielo, se un aereo passerà di lì genererà quasi certamente una scia e con un'umidità così alta, quasi sicuramente questa persisterà o si aggiungerà allo strato che si sarebbe formato comunque.

Se poi consideriamo che dai dati dei satelliti, risulta che i cirri ricoprono il 25% della superficie della terra, vuol dire che il 25% della superficie della terra è ambiente favorevole alla formazione E PERSISTENZA delle scie. (http://rsta.royalsocietypublishing.org/content/361/1804/557.long)

A ciò si aggiunge poi che sempre i satelliti hanno mostrato che larghe porzioni del cielo terso sono in condizioni di sovrasaturazione rispetto al ghiaccio.

Infine a chi dice che non sarebbe possibile vedere una scia di condensa "vera" in quanto troppo in alto, faccio notare che i cirri si vedono benissimo (e sono a quota scia), e si vedono anche all'orizzonte (quindi a più di un centinaio di chilometri dall'osservatore). Perché mai i cirri si vedono abitualmente e le scie non si potrebbero vedere?

5) Conclusioni

Quindi seppur l'osservazione e lo studio delle nuvole naturali (che preesistono gli aerei) ci forniscono informazioni splendide sulla dinamica del tempo, e ci aiutano nella banale considerazione che dato che le nubi sono condensa e dato che le nubi persistono, non ha senso dire che le scie di condensa non possono persistere, non si capisce come mai queste banali informazioni non vengano MAI recepite dagli sciachimisti (o da qualche Maresciallo in congedo) che continuano con le loro asserzioni senza affrontare il problema.

venerdì 6 maggio 2016

LOGICA

Una delle cose che non ho mai capito, nella faccenda scie chimiche, riguarda l'uso della logica a piacere di chi enuncia quelle che secondo lui sono le problematiche. Faccio un paio di esempi.

Assunto: gli aerei, alle nostre latitudini, producono scie di condensa dai motori solitamente sopra gli 8000 metri di quota.

Questa frase si può considerare (ai nostri fini) generalmente vera. (Sì lo so, non è per nulla precisa... non è la quota ma le condizioni, e non esistono solo le scie degli scarichi dei motori, ma per ora prendiamola come vera)

Una persona vede un aereo a bassa quota che rilascia una scia e deduce dalla frase sopra che tale scia non sia una scia di condensa per via dell'assunto appena detto: SBAGLIATO.

Se vedo un aereo a bassa quota che lascia una scia questo può contraddire l'Assunto in DUE modi:

1) La scia non è di condensa
2) L'aereo non è in realtà a bassa quota

Gli sciachimisti vedono un aereo con scia e invece di dedurre che non sia a bassa quota (cosa in realtà dimostrabile) deducono che la scia non sia di condensa. Questa è una forzatura.

Altro esempio.

Affermazione: prima dell'anno 2000 non si vedevano scie di condensa persistenti.

Se posti una foto (e ce ne sono, più di quante non piaccia ammettere agli sciachimisti) di scie antecedenti all'anno 2000, questo smentisce l'Affermazione (e per implicazione smentisce anche la teoria delle scie chimiche così come postulata). Invece lo sciachimista classico, se vede una foto antecedente all'anno 2000 ne deduce o che sia falsa (trasformando erronamente l'affermazione in assunto) oppure aggiunge alla teoria il punto che allora li stanno irrorando da più tempo di quel che pensano (dimenticandosi che il fatto che ci fosse una data d'inizio era considerata PROVA della natura anomala delle scie).

Se la logica venisse usata col rigore che le si confà, anche gli sciachimisti capirebbero che ci sono una marea di buchi in come è postulato al giorno d'oggi il complotto scie chimiche.

sabato 27 dicembre 2014

Su la testa, ovvero: osserviamo DAVVERO il cielo - parte 3


3) Velocità

Un'altra cosa che si nota dall'osservazione attenta e puntuale del cielo, e che ci permette di fare una stima pressoché istantanea, relativamente alla quota di un aereo che rilascia scie, è la velocità dell'oggetto osservato, e si può valutare facilmente.

Un aereo di linea qualsiasi, ha una velocità di crociera che varia all'incirca tra gli 850 ed i 950 km/h. Questa velocità rispetto al terreno, dovrebbe tenere conto anche dei venti incontrati in quota, ma ai fini della stima, questo aspetto si può tralasciare.

Ora, mentre osserviamo il cielo, mettiamo le nostre due braccia a 45 ognuna rispetto alla nostra verticale, descrivendo così un angolo totale di 90 gradi tra braccio e braccio.

Se abbiamo la fortuna che un aereo stia passando all'incirca sopra la nostra testa, la sua rotta sarà una retta che interseca le rette generate dalle nostre braccia formando un triangolo, rettangolo, isoscele, cioè con l'angolo al vertice di 90 gradi e due lati uguali.

In questo tipo di triangolo (vedi figura), la base è il doppio esatto dell'altezza, e l'altezza è la quota dell'aereo.

Ora, se prendiamo una velocità dell'aereo media di 900 km/h (è un'approssimazione, lo so, ma rende molto bene l'idea), il tempo che ci mette l'aereo ad andare da un vertice all'altro dipende da quanto è lunga la base, ed essendo la base il doppio dell'altezza, dipende da quanto questo è alto.

Se l'aereo è a 2000 metri, ad attraversare il nostro campo di 90 gradi d'ampiezza, ci metterà

(2km / 900 km/h) x 3600 sec x 2 = 16 secondi

Se l'aereo è ad 8000 metri, ad attraversare lo stesso campo di 90 gradi

(8km / 900 km/h) x 3600 sec x 2 = 64 secondi

Se invece è a 10000 metri

(10km / 900 km/h) x 3600 sec x 2 = 80 secondi.



In buona sostanza, se gli aerei di linea che vedete passare sono bassi, ci mettono circa 16 secondi ad attraversare 90 gradi di cielo, se invece sono alti, ci mettono dai 60 secondi in su, ad attraversare 90 gradi di cielo sopra la vostra testa.

Ecco che se passa un aereo di linea, con una semplice immediata verifica, possiamo valutare subito se sia a bassa od alta quota. Divertitevi a provare.

venerdì 12 dicembre 2014

Su la testa, ovvero: osserviamo DAVVERO il cielo - parte 2

Andiamo avanti, con cosa si nota, osservando il cielo, che smentisce quel che dice la teoria scie chimiche.

2) Parallasse

Questo è un argomento che ho già discusso qui, ma voglio tornarci su, in quanto è una di quelle cose facili da individuare, semplicemente osservando il cielo.

Prima di addentrarci in questo argomento, però, occorre chiarire un semplice concetto, ovvero il vento. In maniera semplificata, il vento è una massa d'aria che si sposta, da una zona di alta pressione, ad una zona di bassa pressione. E' importante capire che è una massa d'aria che si sposta tutta insieme. L'altro concetto che è importante capire, è che quello che si trova DENTRO la massa d'aria, si sposta solidale con essa.

Faccio un esempio: se guardate questo video su youtube

https://www.youtube.com/watch?v=yxB_QUnyiug

notate che le nuvole si spostano tutte assieme, non se ne vede una che arriva e supera le altre. Questo perché sono immerse dentro la stessa massa d'aria, e viaggiano tutte assieme ad essa.

Altro esempio, con le mongolfiere stavolta.

https://www.youtube.com/watch?v=l8YaMK4-MYg

Se osservate bene, si nota parecchio che le mongolfiere alla stessa quota, vanno tutte nella stessa direzione. Infatti, partono tutte bene o male verso l'alto destra (vento vicino a terra), per poi cambiare direzione, riapparire ed andare verso alto sinistra (vento più in quota).

A cosa serve tutto ciò? A capire che ciò che è alla stessa quota, viaggia nella stessa direzione ed alla stessa velocità, salvo un po' di minima turbolenza della massa d'aria (soprattutto vicino al terreno).

Quindi quando vediamo un video come quello che ho girato :

http://youtu.be/jBtSM20q9oQ

notiamo che la scia in questione, SEMBRA attraversare il cumulo. Ma se invece del singolo fotogramma, guardiamo tutto il filmato, anche spostando il cursore per farlo scorrere più veloce, cosa si nota? Che mentre il cumulo resta bene o male nella stessa posizione, la scia si muove più rapidamente lungo la sua stessa direzione, verso sinistra.

Questa è la PROVA che scia e cumulo NON SONO alla stessa quota. Se lo fossero, si muoverebbero assieme.

Divertitevi a notare questo. Ad esempio, in questo video:

https://www.youtube.com/watch?v=kQekGClN5GE

le contrail persistenti, si muovono ASSIEME alle velature ed alle formazioni nuvolose, TIPICHE dell'alta quota. Mentre in questo video:

https://www.youtube.com/watch?v=OyBwmatSR5c

soprattutto da dopo il minuto 1:30, si nota molto chiaramente, che i cumuli (in fondo, vicino ai rilievi montuosi) si muovono ad una velocità differente dalle nubi d'alta quota, che invece si muovono ASSIEME alle contrails.

mercoledì 10 dicembre 2014

Su la testa, ovvero: osserviamo DAVVERO il cielo - parte 1

L'informazione sul fenomeno delle scie di condensa, e la smentita sul fenomeno "scie chimiche" passa dallo stesso posto in cui trova le sue fondamenta la teoria stessa "scie chimiche".

Il classico sciachimista, continua a ripetere ossessivamente, di guardare il cielo. Beh, se guardiamo il cielo, è pieno di particolari che ci dicono l'esatto opposto di molte cose sostenute dalla teoria sciachimista, solo che non si deve solo guardare, ma letteralmente: osservare.

1) Scie all'alba

Osservare qualcosa durante l'alba, mentre il sole sorge può fornire dettagli fondamentali. Se osservate una montagna, noterete che i primi raggi del sole (che fa capolino da dietro l'orizzonte) illumineranno la vetta, e via via a scendere mentre il sole continua a sorgere, illumineranno il resto della montagna.

L'alba, come fenomeno che si svolge nel tempo, quindi, indirettamente fornisce informazioni su cosa sia più in alto e più in basso, a seconda di cosa venga illuminato prima o dopo.

Con le nuvole è lo stesso. Molto spesso capita di vedere il cielo già quasi del tutto azzurro, perché i raggi del sole già raggiungono gli strati più alti dell'atmosfera, e le nuvole (i cumuli) ancora scure, perché non raggiute dai raggi solari.

Beh, durante l'alba, se ci sono delle scie, esiste un momento, in cui la scia è già bianca candida, ed i cumuli sono ancora scuri. E questa particolarità, che si nota con la semplice osservazione, fornisce la smentita che le scie sarebbero sotto i cumuli. Osservate le scie all'alba ed avrete questa conferma visiva che le stesse sono più in alto dei cumuli. Inoltre, anche quando sembra che una scia attraversi il cumulo, la differente illuminazione ci fornisce la certezza che non è così, perché se fossero alla stessa quota, i cumuli sarebbero illuminati come le scie.

Vi invito come sempre a verificare di persona, ma intanto vi mostro una foto

http://newlynharbour.co.uk/blog/uploaded_images/nhblog20081127-0021-787966.jpg

presa da questo blog

http://blog.through-the-gaps.co.uk/2008_11_01_archive.html

dove si nota la scia molto chiara, ed i cumuli scuri, all'alba, segno che la stessa è più in alto delle nubi basse.

lunedì 30 giugno 2014

Aerei ad occhio


Qualcuno fra i sostenitori della teoria delle scie chimiche, afferma che gli aerei che irrorerebbero, sarebbero a “bassa quota”, ovvero ampiamente sotto gli 8000 metri, quota generica, sotto la quale è estremamente rara la formazione di scie di condensa.
Addirittura, alcuni “ricercatori indipendenti” di questa teoria, affermano che la quota dei cosiddetti tanker sia addirittura tra i 1500 ed i 2000 metri. Ed una delle prove principali di tale affermazione, è che secondo i suddetti, questo sarebbe vero in quanto gli aerei sono “ben visibili”, se fossero ad alta quota, non si vedrebbe così bene.
Al di là della sequela letteralmente mostruosa di problemi logici legati ad un’affermazione del genere, e dell’infinità di modi per stimare la quota di un aereo (in maniera più o meno precisa) o quantomeno per verificare la scorrettezza di ciò (controllare su flightradar o planefinder, eseguire una decente misurazione fotografica, verificare l’altezza delle scie rilasciate triangolandole (cosa complicata) oppure verificare che comunque sono sopra i 4500 metri con un qualunque aereo da turismo, o andando a fare un lancio in tandem col paracadute....) in questo spiegone mi concentrerò solo sul fatto che l’affermazione che “l’aereo non si vedrebbe ad alta quota” è sbagliata.
1 - Non conta la dimensione, ma il rapporto dimensione/distanza
Quanto grande vediamo qualcosa, dipende dalle sue dimensioni e dalla distanza. Se mettiamo un oggetto A grande il doppio di B ad un distanza doppia da noi, rispetto quella a cui si trova B, entrambi ci sembreranno grandi uguali. In un gergo più tecnico, si potrebbe dire che occupano lo stesso angolo visivo, ma non voglio andare giù troppo nei dettagli.
Ora prendiamo la lunghezza degli aerei più comuni. Il Boeing 737 va da 28,6 m quello piccolo, con una media di 30m gli altri modelli, fino a 40/42 metri quelli più grandi. Il Boeing 777 da 63,7m a 73,9m. Il Boeing 747 da 70m a 76m. Gli Airbus A320 da 31 a 44. Ed il mastodontico A380 72m.
Ora un aereo piccolo, da 30 metri, che passa SOPRA LA NOSTRA VERTICALE, a 10000 metri, sarà grande come un aeroplano disegnato microscopico con la penna, lungo 3 millimetri, messo ad un metro di distanza.
Fate una prova, su un pezzo di carta disegnate un aeroplanino di 3mm di lunghezza, e provate a guardarlo da 1 metro. Lo vedete? Se non siete particolarmente miopi od astigmatici, sì! E così potete vedere anche un aereo a 10000 metri. Ed ho usato uno dei più piccoli.
Inoltre, sapendo che un cartello stradale normale è di 60cm, si può fare la stessa cosa, ovvero osservare l’aereo di prima, è come osservare un cartello stradale da 200 metri? Ci riuscite? Spero di sì per voi, nel caso in cui abbiate la patente. Se il cartello non è uno di quelli normali, ma è uno grande (90 cm) allora osservatelo da 300 metri per fare la prova, il risultato sarà lo stesso.
2 – Ma io riesco a vedergli anche i motori!!!!!
Un occhio umano “normalizzato” a dieci decimi di diottria, senza ostacoli davanti (come spesso accade in cielo), riesce a distinguere a 10000 metri, un oggetto fino a 2,42 metri.
Ora, sapendo che i motori più usati (CFM-56) sono lunghi da 2,43 metri a 2,62 metri esclusa la gondola in cui sono inseriti, è plausibilissimo vederli. E sto parlando degli aerei piccoli. Un Beoing 777 monta motori molto più grandi, ad esempio, e sarà ancora più facile vederli.
3 – Il discorso della verticale.
Si dice sempre che i calcoli sopra, sono riferiti ad un aereo che passa sopra la nostra verticale. Questo perché se l’aereo ci è esattamente sopra (caso raro) è alla distanza minima possibile tra noi e lui. Se già invece che sopra, è a 45° rispetto alla nostra verticale, sembrerà già circa il 70% di quello che sembrava grande prima, e la cosa peggiora mentre si allontana.
Dato che gli aerei sopra la nostra verticale, statisticamente sono meno di quelli che possiamo vedere più prossimi all'orizzonte, è più difficile che riusciamo a distinguerli tutti per bene. Ma se lasciano una scia, sarà comunque facile trovarli (con una bella freccia bianca candida lì nel cielo ad indicarli).
Ovviamente, più lontani saranno, maggiori saranno i problemi. A distanze elevate il contrasto cala, gli aerei sempre più puntiformi si confonderanno con il cielo e sarà sempre più difficile per il nostro occhio risolverli.
4 – Divulgativo, non scientifico!!!!
Il discorso al punto 3, era per rispondere ad una delle “confutazioni” più usate dal sig. Marcianò, ovvero che in un libro intitolato “LA FISICA DELLE PARTICELLE”, (Edizioni Scientifiche e Tecniche Mondadori), a pag. 11 dice:
”Quando un aereo a reazione passa alto nel cielo, si forma sulla sua scia una nube di cristalli di ghiaccio chiaramente visibile, anche se non è possibile scorgere l’apparecchio.”
Questa è la classica differenza, già discussa, tra divulgativo e scientifico! Si è vero, spesso si vede la scia ma non l’aereo (condizione più probabile), ma se il cielo è terso e l’aereo è otticamente vicino alla nostra verticale, sarà più che possibile vederlo.
Al libro interessa spiegare il concetto delle particelle (individuabili non direttamente, ma in virtù delle tracce che lasciano), non essere preciso sul concetto di vedere o non vedere l’aereo.
Ultima nota, il libro è del 1970, l’ultima edizione è del 1976, e le scie erano comuni già a quel tempo. Quindi direi che più che smentire noi, il libro citato smentisce proprio gli sciachimisti.
(*) Nota per i complottisti: non sto dicendo, che le scie si formano alle nostre latitudini a 2000 metri, sto dicendo che ho trovato condizioni per la formazione delle scie di condensa anche sotto gli 8000 metri. Ad esempio, il 20/12/2011, radiosondaggio di Pratica di Mare, delle ore 12:00, ci sono condizioni idonee alla formazione di scie non persistenti a 6532 metri.

domenica 29 giugno 2014

La prospettiva inganna sulle distanze

Mi capita spesso, quando torno a casa, di osservare il tramonto che rende più visibili le scie prossime all'orizzonte.

L'altra sera quello che vedete nella prima foto era lo spettacolo che mi si parava davanti mentre ero sulla via del ritorno a casa. Beh, sapete? Si può ipotizzare la distanza della scia che vedo all'altezza del palo.



Il punto è che si può scrivere la proporzione, dove A è l'angolo fra la scia e l'orizzonte (misurato in 9,7 gradi)
Tan(A) : 1 = quota scia : distanza
Dove per distanza s'intende la distanza solo orizzontale tra noi e la scia (ovvero se fosse sopra la nostra testa, la distanza sarebbe zero). Dalla proporzione sopra, si ricava che la distanza è uguale alla quota diviso la tangente dell'angolo di elevazione.
Noi non possiamo sapere la quota della scia, ma supponendola possiamo sapere la distanza della scia (che a molti, potrebbe apparire appena fuori dalla città).
Se la scia fosse a 8000 metri, sarebbe a 46 km da noi.
Se fosse a 10000 metri, sarebbe a 58 km da noi. Se fosse ad 11000 metri, sarebbe a 64km da noi.
Insomma, in tutti i caso stiamo osservando una scia che di sicuro non era sopra la città in cui ero.
Perfino se fosse a quota cumulo (e le scie non sono a quota cumulo) sarebbe stata a circa 12 km da me...
Questo per ricordare che senza riferimenti, dato che in cielo non ci sono ostacoli, la prospettiva ci inganna facilmente, dato che vediamo benissimo una scia che poteva essere benissimo a 64km di distanza.