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sabato 7 maggio 2016

Cirri



1) Cosa sono

La meteorologia è (se studiata a dovere) una scienza affascinante. Una delle branche della meteorologia con la quale ho avuto a che fare di recente (ovviamente) è la nefologia, ovvero lo studio delle nuvole e dei relativi fenomeni.

Esistono vari tipi di nubi, raggruppabili bene o male in base alle quote a cui si formano. Tra le nubi d'alta quota ai fini del discorso delle scie chimiche, risultano molto interessanti i cirri.

I cirri sono nubi che si possono trovare alle nostre latitudini tra i 5.000 ed i 13.000 metri. Ovviamente questa forbice varia a seconda della latitudine (3.000-8.000 al polo fino ai 6.000-18.000 nelle regioni tropicali).

Sono composte in maniera quasi esclusiva da minuscoli cristalli di ghiaccio. Hanno un aspetto misto a seconda della specie e delle varietà che li caratterizzano, ma generalmente si presentano in scie e ciuffi.



https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/36/Cirrus_sky_panorama.jpg
(da wikipedia)

2) Osservandoli

Dall'osservazione dei cirri si possono ricavare un sacco di dati interessantissimi. Prima di tutto il fatto che siano così bianchi ma risultino quasi trasparenti alla luce solare ci da conferma sulla loro natura cristallina e sulla bassa densità da cui sono composte. Il fatto che qualche volta compaiano dei Cani Solari (Pareli) ci conferma la natura di cristalli di ghiaccio (l'angolo del Parelio dipende dall'angolo di rifrazione specifico del materiale di cui sono composti i cristalli e dall'angolo si può capire di cosa sono fatti, ovvero ghiaccio).

Se ce ne sono parecchi, se tendono ad aumentare in numero mano mano che il tempo passa, e tendono a spostarsi a velocità sostenura, solitamente vuol dire che c'è un fronte caldo in arrivo, il che indica che il tempo meteorologico varierà, e molto probabilmente porterà pioggia leggera ma duratura (è importante ricordare che è una casistica probabile ma non sicura. L'unico modo per effettuare una previsione più corretta è sapere ESATTAMENTE lo stato globale delle condizioni). Se invece sono non troppo estesi e lenti, disposti in maniera più irregolare rispetto ai precedenti, indicano bel tempo mediamente stazionario. Cirri simili a quelli da fronte caldo compaiono anche dopo un temporale, non solo prima di lunghe piogge leggere.

A seconda della specie si possono fare ulteriori considerazioni: i cirrus castellanus, chiamati così perché assomigliano alle mura di un castello, più alte che larghe e con sporgenze in cima, tendono a creare formazioni dense; i cirrus spissatus, composti da ciocche e filamenti, densi abbastanza da oscurare il sole e solitamente indicatori di pioggia a seguire nel giro di meno di una giornata (non perché portino pioggia loro, ma perché indici di un sistema in corso che concluderà con una massa d'aria che si condensa); cirrus fibratus composti da filamenti sottili e lineari senza "ciuffi o ganci"; cirrus uncinus, come i fibratus ma con l'aggiunta di una sorta di gancio a forma di uncino (che ne dà il nome) indici del fatto che alla quota a cui si trovani, ci siano -40/-50 gradi celsius; cirrus floccus, che in fase iniziale sembrano quasi più altocumuli, per via della loro natura a ciuffo e la base irregolare, queste non indicano generalmente precipitazioni.

3) Cirri e scie

Il cirro, quindi come nube, a seconda delle condizioni in cui si forma avrà densità diverse, reazioni diverse rispetto alla luce, una durata diversa, una crescita ed un espansione diversa.

Perché ciò risulta interessante?

Perché un cirro è strutturalmente IDENTICO ad una scia di condensazione.

Una scia di condensazione è composta da cristalli di ghiaccio, esattamente come un Cirro, si forma alle stesse quote ed una volta formata è soggetta alle stesse identiche dinamiche.

La differenza tra cirro e scia è praticamente tutta racchiusa nella loro formazione. Il cirro si forma in maniera completamente naturale. La scia si forma per il passaggio di un aereo.

Il cirro si forma per condensazione dell'umidità presente in quota con un processo che si chiama nucleazione omogenea. La nucleazione e l'accrescimento sono i processi con cui avviene la condensazione in cristalli di ghiaccio. La nucleazione omogenea è quella spontanea e necessita di molta energia per attivarsi e creare il nucleo sul quale agirà poi l'accrescimento. I cirri infatti per generarsi hanno bisogno di una elevatissima umidità relativa e l'aria dev'essere già soprassatura rispetto al ghiaccio.

La scia si forma per condensazione dell'umidità presente in quota e di quella aggiunta come risultato della combustione del motore (idrocarburo legato con ossigeno genera vapore acqueo e anidride carbonica) in un processo che invece si chiama nucleazione eterogenea. Il punto è che il motore espelle anche parecchio particolato incombusto. Certo non una quantità tale da essere visibile, ma le particelle sono comunque milioni per secondo. Questo particolato incombusto fornisce di per sé il nucleo di condensazione e questo permette alla nucleazione eterogenea di avvenire con una quantità di energia minore rispetto a quella omogenea.

Il risultato pratico è che ci vuole un'umidità inferiore rispetto a quella richiesta dai cirri per formarsi, nella generazione di una scia.

4) Considerazioni.

Una volta appurate le differenze di generazione, resta il fatto che cirri e scie (dopo la formazione) sono identici.

Quindi:

I cirri normalmetne perdurano.
I cirri possono produrre strati e inspessirsi
I cirri possono espandersi

Secondo gli sciachimisti, però le scie no. Perché? Perché i cirri che strutturalmente sono identici alle scie, perdurano e si espandono e le scie invece non possono? Perché l'umidità che condensa in un cirro può anche persistere ma si continua a sostenere che le "normale condensa" non può persistere più di un minuto o due?

Inoltre, calcolando che l'umidità relativa necessaria alla formazione spontanea di un cirro è maggiore di quella necessaria ad una scia, risulta ovvio che quando vedo cirri in cielo, se un aereo passerà di lì genererà quasi certamente una scia e con un'umidità così alta, quasi sicuramente questa persisterà o si aggiungerà allo strato che si sarebbe formato comunque.

Se poi consideriamo che dai dati dei satelliti, risulta che i cirri ricoprono il 25% della superficie della terra, vuol dire che il 25% della superficie della terra è ambiente favorevole alla formazione E PERSISTENZA delle scie. (http://rsta.royalsocietypublishing.org/content/361/1804/557.long)

A ciò si aggiunge poi che sempre i satelliti hanno mostrato che larghe porzioni del cielo terso sono in condizioni di sovrasaturazione rispetto al ghiaccio.

Infine a chi dice che non sarebbe possibile vedere una scia di condensa "vera" in quanto troppo in alto, faccio notare che i cirri si vedono benissimo (e sono a quota scia), e si vedono anche all'orizzonte (quindi a più di un centinaio di chilometri dall'osservatore). Perché mai i cirri si vedono abitualmente e le scie non si potrebbero vedere?

5) Conclusioni

Quindi seppur l'osservazione e lo studio delle nuvole naturali (che preesistono gli aerei) ci forniscono informazioni splendide sulla dinamica del tempo, e ci aiutano nella banale considerazione che dato che le nubi sono condensa e dato che le nubi persistono, non ha senso dire che le scie di condensa non possono persistere, non si capisce come mai queste banali informazioni non vengano MAI recepite dagli sciachimisti (o da qualche Maresciallo in congedo) che continuano con le loro asserzioni senza affrontare il problema.

giovedì 7 maggio 2015

Prove in 3D - Prima parte



 Quando si parla di quote di aerei, si dice spesso che non si ha la possibilità reale di misurare (la battuta classica è "non sono andato/a lì col metro..."), dimenticandosi però, che con le possibilità di oggi, si può facilmente fare il processo contrario, ovvero predisporre una situazione analoga a quelle che vogliamo verificare, e vedere cosa salta fuori.

La prima cosa da fare, è munirsi di un programma di modellazione e rendering 3D, ed imparare a muoverci i primi passi. Ce ne sono di gratuiti molto potenti (vedi Blender), o anche a pagamento, che però si lasciano usare per 30 giorni (ad esempio 3ds Max).

Io nella mia serie di tentativi userò 3dstudio Max 2013

Dato che non c'è bisogno di imparare a modellare, ma solo di porre gli oggetti e verificare come appaiono in determinate condizioni, si può scaricare un modello di aeroplano già fatto, come ho fatto io. Ve ne sono molti, scaricabili gratuitamente per usi non commerciali.

Io ho trovato un modello 3D, di un airbus A330 con anche la livrea Quantas






Il quale, renderizzato (ovvero lasciando che il programma applichi le texture e calcoli la risposta della luce, ed il risultato dell'inquadratura), si presenta così



Nel programma, comincio ad impostare la scena, come voglio.

Pongo due aerei identici, uno affiancato all'altro, a 200 metri circa di distanza, l'uno dall'altro.



Creo un punto di ripresa (letteralmente, Camera), e scelgo l'obiettivo da utilizzare in mm. Userò un teleobiettivo dato che dovrò riprendere aerei in quota, quindi scelgo un 200mm, che come mi mostra il programma, corrisponde ad un angolo di campo di poco superiore a 5 gradi (considerando una macchina fotografica, a pellicola 35mm classica)



La camera la pongo 10000 metri SOTTO gli aerei, così da simulare la distanza di ripresa, come se stessero volando esattamente sopra di me.




E chiedo al programma di calcolare l'immagine che ne deriva.




Ora, così si presentano due aerei a 10000 metri di quota, ripresi con una macchina fotografica con un tele da 200mm, che però sono uno 200 metri sopra l'altro. Sfido chiunque a dire che ad occhio si vede che sono a quote diverse, e sfido sempre lo stesso chiunque a dire che si vede benissimo che sono alla stessa quota (dato che non lo sono).

Come sempre, basterebbe verificare. Se uno vuol farlo, come abbiamo visto, il modo lo trova sempre.

lunedì 5 gennaio 2015

Su la testa, ovvero: osserviamo DAVVERO il cielo - parte 6 FINALE

6) Il Ditometro

L'ultima delle cose che riporto, tra le cose che si possono notare osservando il cielo, è proprio il cosiddetto "Ditometro", ovvero l'utilizzo di un dito della propria mano a braccio teso per "stimare" la quota di un liner.

Ora, "stimare" è un verbo con un significato ben preciso. Il succo della faccenda è avere una conferma "al volo" se l'aereo sia o meno ad alta quota.

Il tutto si basa sulla dimensione angolare di un liner, ovvero l'angolo di campo visivo occupato. Perché è importante l'angolo? Perché l'angolo occupato da qualcosa è DIPENDENTE dal rapporto DIMENSIONE REALE/DISTANZA dell'oggetto stesso, e perché invece è COMPLETAMENTE INDIPENDENTE dal mezzo ottico utilizzato per osservarlo.

Ora, il punto in questione è che con un rapido calcolo, si può verificare che un qualunque liner, che viaggia a 10000 metri, sopra la nostra verticale (con noi a livello del mare) è grande al più mezzo grado (e parlo di un airbus A380).

I calcoli li ho fatti nel 2011, e li trovate qui : http://riccardodeserti.blogspot.it/2011/08/riflessioni-preliminari-sulle.html

Questa metodologia, di prendere un dito come riferimento per una "stima" (e non ovviamente una misurazione precisa) non è stato adottato solo da me. E' stato però reso famoso (e ridicolizzato) dal post del sedicente ricercatore indipendente Rosario Marcianò ( http://anonymouse.org/cgi-bin/anon-www.cgi/http://www.tankerenemy.com/2013/12/stima-della-quota-con-metodo-euclideo.html )

In quell'articolo Marcianò, riporta un metodo esatto, ma mostra una foto probabilmente falsificata. E' incredibile che nessuno abbia mai provato il "metodo del mignolo" suggerito. Non una sola volta ho ottenuto il risultato mostrato in foto da Straker. Se il fenomeno fosse vero, non sarebbe male mostrare un video, invece di una foto (più difficilmente falsificabile), e magari un video con molto più di un solo aereo.

Ultimo appunto sul ditometro, vi consiglio caldamente di leggere l'articolo originale da cui è stato preso ovvero http://lidarmax.altervista.org/lidar/_Scie%20Chimiche.php redatto da Massimo Del Guasta - Istituto Nazionale di Ottica (INO) - Consiglio nazionale delle ricerche CNR. Oltre alla parte del sistema di stima, c'è tutta una trattazione sul perché si parla di Bario, sulla sua pericolosità, e molte altre informazioni (tra cui la distribuzione geografica delle concentrazioni, correlata al caso della città di Espanola) veramente interessanti.

7) Conclusioni

Quindi, qui riassumo il tutto dei 5 precedenti spiegoni , ed aggiungo anche le considerazioni già fatte nello spiegone delle "Prove delle scie di condensa"

Osservando il cielo, notando quel che si deve notare e facendo le giuste considerazioni:

a) Le scie all'alba sono illuminate dal sole minuti prima dei cumuli, così come il sole che sorge illumina prima la vetta di una montagna che non la valle. Questo dimostra che le scie non sono a quota cumulo

b) Le scie che paiono a quota cumulo, o addirittura dentro di esse, se osservate, si muovono assieme alle nuvole ad alta quota, e non assieme ai cumuli, ergo non sono investite dallo stesso vento. Questo dimostra che le scie non sono a quota cumulo

c) Il tempo con cui un aereo che rilascia scie, attraversa un certo angolo di cielo, è compatibile con l'alta quota e non con la bassa. Questo smentisce la bassa quota dei liners.

d) Osservando i fenomeni meteorologici, questi presentano tutte le caratteristiche delle scie visibili in cielo, in termini di durata, formazione, persistenza, colore, caratteristiche morfologiche e quant'altro. Questo smentisce la natura anomala delle scie.

e) Osservando davvero il traffico aereo (aiutandosi con un'applicazione tipo flightradar24), si nota la sua continuità, la sua ciclicità, si nota la difficoltà dell'osservazione dello stesso in caso di mancanza di scie e questo smentisce la presunta irregolarità dei voli rilascianti scie.

f) Osservando le grandezze angolari degli aerei osservati si può stimare sempre l'alta quota degli stessi. Questo smentisce la bassa quota dei liners

g) Osservando il gap iniziale che c'è tra le scie ed il punto di rilascio si ha la certezza che le scie siano dovute ad un fenomeno di condensazione.

h) Osservando i pareli e le iridescenze (e conoscendone il reale meccanismo) si può dedurre che le scie (così come i Cirri) siano composte da ghiaccio

i) Osservando il colore delle scie, ed il comportamento della luce in loro presenza, si può notare che è più compatibile col ghiaccio che non con particolato metallico.

j) Osservando come si espandono le scie, (espansione e non solo diradamento) si può evincere che sia un fenomeno di condensazione, dato che la condensa può far condensare altra umidità presente in atmosfera, mentre il particolato metallico non può generare altro particolato metallico.

Quindi: SU LA TESTA, ed il Cielo, OSSERVATELO ma per DAVVERO!!

domenica 4 gennaio 2015

Su la testa, ovvero: osserviamo DAVVERO il cielo - parte 5

5) Traffico aereo

Una comune affermazione degli sciachimisti, è che alcuni giorni non si vedono passare gli aerei che rilasciano scie, altri invece è pieno. Altri affermano, che spesso è "lo stesso aereo che va avanti e indietro".

Quando poi mi dicono di essere degli osservatori del cielo, a questo punto io entro da subito in modalità dubbiosa.

Un'osservazione pedissequa e costante del cielo, mostra proprio l'opposto. Mostra che il traffico aereo c'è tutti i giorni. Bene o male è costante tutti i giorni. E soprattutto è fortemente ciclico.

Non è facile osservarlo, quando il cielo è privo di scie. Questo è normale, dato che il liner più grande che c'è, ovvero un A380, che viaggia a 10000 metri, sopra la nostra verticale, e quindi al massimo della sua grandezza ottica, è grande poco meno di mezzo grado (la Luna Piena è mezzo grado), mentre il campo visivo sopra la nostra testa è svariate decine di gradi.

Se non lo stai cercando, non lo noti. Mentre è ovvio che l'opposto è facilissimo, ovvero con una scia ampia decine di gradi, in cielo, individuabile istantaneamente, è molto più facile vedere l'aereo che ci sta davanti, la scia stessa te lo indica.

Trovare un aereo in cielo, è difficile anche per la cosiddetta "miopia da campo vuoto" ( vedi anche http://www.manualedivolo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1575:quel-puntino-nel-blu&catid=57:pilota-oggi&Itemid=81 ), ovvero quando guardi un cielo azzurro senza riferimenti, un campo blu senza niente da vedere, l'occhio non mette a fuoco l'infinito, ma va in posizione di riposo e mette a fuoco ad un metro o poco più. Per cui scorgere un aereo senza scia, passivamente è già difficile di suo, se poi non lo si sta cercando, è quasi impossibile da vedere.

Per questo, consiglio sempre chi osserva il cielo, di utilizzare flightradar24 o planefinder.net e poi andare a verificare i segnali radar che si vedono li sopra, piuttosto che solo il contrario. Una REALE osservazione del cielo, mostra proprio che il traffico è bene o male sempre lo stesso, come quantità e intensità. Varia lungo i mesi e lungo le stagioni, piuttosto che da un giorno all'altro. Voglio ricordare che è stata proprio l'osservazione costante del traffico aereo che ha portato uno dei principali fautori della teoria scie chimiche, a ricredersi ( http://anonymouse.org/cgi-bin/anon-www.cgi/http://www.sciechimiche.org/forum/viewtopic.php?t=3071 )

Se poi avete la fortuna di essere in prossimità di una aerovia, proprio l'osservazione continua del cielo, aiuta a confutare che le rotte non siano quelle ufficiali. Sopra la mia officina ad Imola, passa un'aerovia. Spesso, le scie appena formate sono esattamente sopra il luogo in cui lavoro, quando ci sono le condizioni per la formazione.

Infine, mai come questa volta, consiglio di utilizzare almeno un binocolo per osservare gli aerei che passano. Un buon binocolo aiuta ad evitare i problemi di contrasto ottico, dell'espansione del bianco e permette di vedere particolari che spesso ad occhio nudo non si notano, ovvero che le forme e le dimensioni degli aerei che passano sono diverse (non è sempre "lo stesso aereo che va avanti ed indietro") e che anche se da sotto molti aerei sono bianchi, con un po' di fortuna ed attenzione si riescono a notare i colori degli impennaggi di coda, e questo smonta anche che siano aerei bianchi e senza insegne.

Insomma, basta alzare la testa, ed osservare.

sabato 3 gennaio 2015

Su la testa, ovvero: osserviamo DAVVERO il cielo - parte 4

4) I fenomeni meteorologici
Chi si occupa della questione scie chimiche, spesso, adduce come prova della natura "chimica" delle stesse, tutta una serie di presunte anomalie relative alle scie, asserendo che la "condensa non si comporta così".
In genere queste anomalie, sono di qualunque tipo. Si contestano il colore delle scie, la durata, la morfologia in generale, la disposizione e la geometria, le dimensione, la discontinuità e via discorrendo.
Il punto in questione però, è che osservando il cielo, non esiste NESSUN comportamento ritenuto anomalo, che non sia presente in uno o più degli altri fenomeni atmosferici.
a) Il colore - il colore delle scie è determinato principalmente da tre fenomeni luminosi, che sono la riflessione, la diffusione e lo scattering. Senza luce, tutti i fenomeni nefologici, sarebbero di un grigio spento, stile nebbia. Poi a seconda della densità e dello spessore, la luce filtra e si diffonde dentro di esse (attenuandosi ma anche diffondendosi in tutte le direzioni), e la quantità di luce che riesce ad attraversarle ce le mostra bianche anche se col sole non a favore di riflessione. Invece, i raggi del sole che non la attraversano, ma che vengono riflessi (anche in questo caso, quasi in tutte le direzioni) rendono la nube bianca, ma solo a favor di riflessione (tipico il caso del cumulonembo che risulta bianco o scuro a seconda della sua posizione rispetto a noi e rispetto al sole). Infine lo scattering, ovvero il leggero cambio di colore della luce a seconda dell'incidenza dei raggi solari, a volte le fa apparire un pochino più azzurrate, a volte un po' più arrossate. Non c'è reale differenza tra i colori delle nubi ed i colori delle scie.
b) la durata - esistono nubi piccole che durano ore, fronti che durano decine di ore ed a volte giorni. Gli stessi cirri in cielo, morfologicamente (formazione a parte) identici alle scie, durano ore. Non esiste un vero motivo per cui tutte le scie debbano svanire subito, anzi, se in presenza di ambiente soprasaturo, è normale l'espansione. Le scie sono di durata variabile così come, ogni fenomeno meteorologico, è di durata variabile.
Oltretutto ne approfitto per rivangare una breve questione. Quando sento dire che le scie "durano anche più di un giorno...." beh, ad osservarlo DAVVERO il cielo, io in 4 anni, non ho mai visto una scia che sia durata più di un giorno. In quota ci sono dei venti forti, di solito almeno 40 km/h. Prendendo come buona una media di 40, in 24 ore la scia si sarà spostata di 960 km buoni buoni, come fanno a dire che l'hanno osservata per un giorno intero?
c) la morfologia in generale - Azzone nella sua lettera alla rivista Nimbus, parla di caratteristiche che a suo dire non si possono ascrivere a normali scie di condensazione. La cosa è sbagliata e già trattata nello spiegone http://lospiegone.blogspot.it/2014/06/penduli-ed-instabilita-di-crow.html
Ma se osserviamo, esistono fenomeni che, a seconda delle condizioni di formazione, presentano caratteristiche particolari, senza bisogno di geoingegneria, tipo le mammatus (stesso meccanismo di formazione dei penduli) http://www.zingarate.com/foto/le-nuvole-piu-strane-sono-le-nuvole-a-mammelle-foto/mammatus-clouds.html, le street clouds http://earthsky.org/earth/what-are-cloud-streets, e di vari altri tipi http://www.webdesignerdepot.com/2009/10/the-weirdest-clouds-that-youll-ever-see/
d) disposizione e geometria - sì perché la natura ci insegna che la geometria non fa parte di lei, vero? ( https://www.google.it/search?site&tbm=isch&source=hp&biw=1920&bih=932&q=natura+e+geometria )
Un sacco di formazioni nuvolose presentano forme più o meno geometriche, così come anche moltissime invece presentano dinamiche caotiche.
Inoltre, osservando la formazione delle mefistofeliche griglie, osservandola DAVVERO, si nota che non sono gli aerei che passano realmente a griglia, ma è il vento che continuando a spostare le contrail già presenti, ha il maggior peso nella creazione della griglia. Sempre osservando il cielo, si nota che le griglie e le formazioni cosiddette "a tris", sono molto più rare di quanto non si creda. Le figure più frequenti, sono un guazzabuglio di linee che non paiono avere una progettazione alle spalle, come ci si aspetterebbe un traffico aereo standard.
Come ultima considerazione, a chi dice che una griglia è chiara indicazione di volontà antropica, faccio notare che una sola rotta, con aerei distanziati tutti più o meno uguali nel tempo (cosa normale in aerovia, esiste anche una separazione temporale sulla stessa rotta, oltre a separazioni orizzontali e verticali) e un vento più o meno costante, creano tante linee parallele, in condizioni di persistenza. La volontà antropica è la meno probabile in caso di griglie nel cielo.
e) la dimensione - Esistono fronti di dimensioni molto ampie, cicloni ed anticicloni molto ampi, temporali molto ampi e via discorrendo. Li abbiamo sempre viste. Queste sono zone molto ampie di cielo (e per molto ampie si va sull'ordine delle centinaia di chilometri, fino alle migliaia) dove le condizioni per la formazione di nuvole (quindi fenomeni di condensazione) sono presenti in tutta la loro ampiezza.
Pertanto, perché mai non dovrebbero esistere ampie zone di cielo, sovrassature, quindi con condizioni idonee alla formazione ed alla persistenza delle scie? Non è certo la dimensione una valida anomalia.
f) la discontinuità - Capita, a volte, di vedere una copertura nuvolosa molto ampia. Il cielo tutto coperto. Capita inoltre, a volte, di vedere uno o due buchi dentro a questa copertura nuvolosa. La situazione è quindi macrocondizioni costanti, con microcondizioni differenti.
Quindi perché non può succedere, con le scie, che esistano le condizioni per la formazione e persistenza per chilometri (macrocondizioni costanti) e un paio di zone senza condizione per la formazione (microcondizioni differenti) o per la persistenza che causano le tipiche scie on-off?
Inoltre a chi afferma come sia possibile che le condizioni cambino anche in pochi metri, mi domando cosa pensano, quando guardano la nebbia a banchi.
g) iridescenza - Altra anomalia, non solo delle scie. Chi dice che le nubi iridescenti ci sono solo in presenza di scie, o che si vedono solo negli ultimi tempi, dimostra che non è vero che osserva il cielo, dato che come fenomeno è conosciuto da tempo, ed osservabile più frequentemente di quanto si pensi. Inoltre c'è da aggiungere che fenomeni come iridescenza, ed anche pareli, sono indice della composizione di ghiaccio delle scie e delle nubi d'alta quota.
Tutte le presunte "anomalie", imputate alle scie di condensa, si verificano in altri fenomeni meteorologici. Se si osserva il cielo, nulla di quello che capita alle scie (fatta eccezione per la generazione "artificiale") capita esclusivamente a loro. Anche questo, dopo un'attenta osservazione, è più un indizio "contro" l'esistenza delle irrorazioni clandestine che non "a favore"

sabato 27 dicembre 2014

Su la testa, ovvero: osserviamo DAVVERO il cielo - parte 3


3) Velocità

Un'altra cosa che si nota dall'osservazione attenta e puntuale del cielo, e che ci permette di fare una stima pressoché istantanea, relativamente alla quota di un aereo che rilascia scie, è la velocità dell'oggetto osservato, e si può valutare facilmente.

Un aereo di linea qualsiasi, ha una velocità di crociera che varia all'incirca tra gli 850 ed i 950 km/h. Questa velocità rispetto al terreno, dovrebbe tenere conto anche dei venti incontrati in quota, ma ai fini della stima, questo aspetto si può tralasciare.

Ora, mentre osserviamo il cielo, mettiamo le nostre due braccia a 45 ognuna rispetto alla nostra verticale, descrivendo così un angolo totale di 90 gradi tra braccio e braccio.

Se abbiamo la fortuna che un aereo stia passando all'incirca sopra la nostra testa, la sua rotta sarà una retta che interseca le rette generate dalle nostre braccia formando un triangolo, rettangolo, isoscele, cioè con l'angolo al vertice di 90 gradi e due lati uguali.

In questo tipo di triangolo (vedi figura), la base è il doppio esatto dell'altezza, e l'altezza è la quota dell'aereo.

Ora, se prendiamo una velocità dell'aereo media di 900 km/h (è un'approssimazione, lo so, ma rende molto bene l'idea), il tempo che ci mette l'aereo ad andare da un vertice all'altro dipende da quanto è lunga la base, ed essendo la base il doppio dell'altezza, dipende da quanto questo è alto.

Se l'aereo è a 2000 metri, ad attraversare il nostro campo di 90 gradi d'ampiezza, ci metterà

(2km / 900 km/h) x 3600 sec x 2 = 16 secondi

Se l'aereo è ad 8000 metri, ad attraversare lo stesso campo di 90 gradi

(8km / 900 km/h) x 3600 sec x 2 = 64 secondi

Se invece è a 10000 metri

(10km / 900 km/h) x 3600 sec x 2 = 80 secondi.



In buona sostanza, se gli aerei di linea che vedete passare sono bassi, ci mettono circa 16 secondi ad attraversare 90 gradi di cielo, se invece sono alti, ci mettono dai 60 secondi in su, ad attraversare 90 gradi di cielo sopra la vostra testa.

Ecco che se passa un aereo di linea, con una semplice immediata verifica, possiamo valutare subito se sia a bassa od alta quota. Divertitevi a provare.

venerdì 12 dicembre 2014

Su la testa, ovvero: osserviamo DAVVERO il cielo - parte 2

Andiamo avanti, con cosa si nota, osservando il cielo, che smentisce quel che dice la teoria scie chimiche.

2) Parallasse

Questo è un argomento che ho già discusso qui, ma voglio tornarci su, in quanto è una di quelle cose facili da individuare, semplicemente osservando il cielo.

Prima di addentrarci in questo argomento, però, occorre chiarire un semplice concetto, ovvero il vento. In maniera semplificata, il vento è una massa d'aria che si sposta, da una zona di alta pressione, ad una zona di bassa pressione. E' importante capire che è una massa d'aria che si sposta tutta insieme. L'altro concetto che è importante capire, è che quello che si trova DENTRO la massa d'aria, si sposta solidale con essa.

Faccio un esempio: se guardate questo video su youtube

https://www.youtube.com/watch?v=yxB_QUnyiug

notate che le nuvole si spostano tutte assieme, non se ne vede una che arriva e supera le altre. Questo perché sono immerse dentro la stessa massa d'aria, e viaggiano tutte assieme ad essa.

Altro esempio, con le mongolfiere stavolta.

https://www.youtube.com/watch?v=l8YaMK4-MYg

Se osservate bene, si nota parecchio che le mongolfiere alla stessa quota, vanno tutte nella stessa direzione. Infatti, partono tutte bene o male verso l'alto destra (vento vicino a terra), per poi cambiare direzione, riapparire ed andare verso alto sinistra (vento più in quota).

A cosa serve tutto ciò? A capire che ciò che è alla stessa quota, viaggia nella stessa direzione ed alla stessa velocità, salvo un po' di minima turbolenza della massa d'aria (soprattutto vicino al terreno).

Quindi quando vediamo un video come quello che ho girato :

http://youtu.be/jBtSM20q9oQ

notiamo che la scia in questione, SEMBRA attraversare il cumulo. Ma se invece del singolo fotogramma, guardiamo tutto il filmato, anche spostando il cursore per farlo scorrere più veloce, cosa si nota? Che mentre il cumulo resta bene o male nella stessa posizione, la scia si muove più rapidamente lungo la sua stessa direzione, verso sinistra.

Questa è la PROVA che scia e cumulo NON SONO alla stessa quota. Se lo fossero, si muoverebbero assieme.

Divertitevi a notare questo. Ad esempio, in questo video:

https://www.youtube.com/watch?v=kQekGClN5GE

le contrail persistenti, si muovono ASSIEME alle velature ed alle formazioni nuvolose, TIPICHE dell'alta quota. Mentre in questo video:

https://www.youtube.com/watch?v=OyBwmatSR5c

soprattutto da dopo il minuto 1:30, si nota molto chiaramente, che i cumuli (in fondo, vicino ai rilievi montuosi) si muovono ad una velocità differente dalle nubi d'alta quota, che invece si muovono ASSIEME alle contrails.

mercoledì 10 dicembre 2014

Su la testa, ovvero: osserviamo DAVVERO il cielo - parte 1

L'informazione sul fenomeno delle scie di condensa, e la smentita sul fenomeno "scie chimiche" passa dallo stesso posto in cui trova le sue fondamenta la teoria stessa "scie chimiche".

Il classico sciachimista, continua a ripetere ossessivamente, di guardare il cielo. Beh, se guardiamo il cielo, è pieno di particolari che ci dicono l'esatto opposto di molte cose sostenute dalla teoria sciachimista, solo che non si deve solo guardare, ma letteralmente: osservare.

1) Scie all'alba

Osservare qualcosa durante l'alba, mentre il sole sorge può fornire dettagli fondamentali. Se osservate una montagna, noterete che i primi raggi del sole (che fa capolino da dietro l'orizzonte) illumineranno la vetta, e via via a scendere mentre il sole continua a sorgere, illumineranno il resto della montagna.

L'alba, come fenomeno che si svolge nel tempo, quindi, indirettamente fornisce informazioni su cosa sia più in alto e più in basso, a seconda di cosa venga illuminato prima o dopo.

Con le nuvole è lo stesso. Molto spesso capita di vedere il cielo già quasi del tutto azzurro, perché i raggi del sole già raggiungono gli strati più alti dell'atmosfera, e le nuvole (i cumuli) ancora scure, perché non raggiute dai raggi solari.

Beh, durante l'alba, se ci sono delle scie, esiste un momento, in cui la scia è già bianca candida, ed i cumuli sono ancora scuri. E questa particolarità, che si nota con la semplice osservazione, fornisce la smentita che le scie sarebbero sotto i cumuli. Osservate le scie all'alba ed avrete questa conferma visiva che le stesse sono più in alto dei cumuli. Inoltre, anche quando sembra che una scia attraversi il cumulo, la differente illuminazione ci fornisce la certezza che non è così, perché se fossero alla stessa quota, i cumuli sarebbero illuminati come le scie.

Vi invito come sempre a verificare di persona, ma intanto vi mostro una foto

http://newlynharbour.co.uk/blog/uploaded_images/nhblog20081127-0021-787966.jpg

presa da questo blog

http://blog.through-the-gaps.co.uk/2008_11_01_archive.html

dove si nota la scia molto chiara, ed i cumuli scuri, all'alba, segno che la stessa è più in alto delle nubi basse.

domenica 17 agosto 2014

Osservatore esperto

1 - Osservare il cielo

È notoriamente più facile provare l'esistenza di una cosa, che la sua non esistenza. Posso dimostrare che una cosa esiste (sulla base della fiducia, ovviamente) semplicemente affermando di averla vista, mentre il non aver mai visto qualcosa, non dimostra la non esistenza della stessa.

Gli attivisti contro le scie chimiche, postulano spesso che le scie che vediamo oggi non sono normali, in quanto "prima" (non si sa mai bene di preciso quando sia esattamente questo prima...) non si sarebbero mai viste oppure si sarebbero viste più raramente (a seconda delle versioni della teoria).

Secondo però il principio di cui sopra, ha più valore la testimonianza di un numero ristretto di persone che dice di aver visto qualcosa, piuttosto che la testimonianza di un numero maggiore, che dice di non averlo osservato.

Molti di noi non hanno mai visto un Airbus atterrare da solo con entrambi gli autopiloti attivati, ma il fatto che i piloti degli Airbus, affermano questa cosa, vale più di tutti quelli che dicono di non averlo visto.

E questo è quello che non capisco. Possono essere in molti ad affermare che le scie di condensa una volta non c'erano o non si espandevano o non persistevano... Ma il fatto stesso che ci sia qualcuno che invece le ha viste, come testimonianza, vale molto di più. Così come conta molto di più il fatto che ci siano studi sulla persistenza delle scie, la loro espansione e via discorrendo, che non una moltitudine di gente che afferma il contrario.

2 - Osservatore esperto.

Quello che mi capita spesso di sentire, inoltre, sono le fonti delle testimonianze sulla "non osservazione" delle scie. In una discussione su luogocomune.net, mi sono stati indicati come fonte i contadini del paese dell'interlocutore, in quanto sarebbero da sempre stati attenti osservatori del cielo, per ragioni agricole.

Non capisco come sia possibile, non considerare come "attenti osservatori del cielo" chi il cielo lo guarda di professione. In moltissimi altri aspetti della vita, chi lavora con qualcosa, viene ritenuto in media più esperto di chi non ci lavora e a ragion veduta. Poi ovviamente, lo storico del suo lavoro permette meglio di capire quanto questa esperienza supposta sia reale o no.

La mia macchina fa un rumore, un rumore che prima non avevo mai sentito. Conosco un dentista che lavora in una via molto trafficata e che sente passare molte macchine sotto la sua finestra e di conseguenza lo ritengo esperto in "rumori di macchine" e porto la macchina da lui per farla controllare... ??? No di certo. La porterò da un meccanico. C'è caso che proprio lui mi spieghi che quel rumore che ho sentito per la prima volta (ossia da qualche mese da che ho la macchina), è in realtà causato dagli iniettori del metano e finché non ho avuto una situazione di macchina in moto, ferma, con me fuori, non avevo notato. Il rumore c'era sempre stato, ma non l'avevo ancora notato. Da quanto l'ho notato, inoltre, lo noterò in quasi tutte le auto a metano che passano.

Per cui mi chiedo, perché la testimonianza di un contadino, che dice di non aver mai visto le scie espandersi, varrebbe di più di quella di un meteorologo, o di un pilota?

Ci sono 650.000 piloti di linea circa (fonte http://gendergapgrader.com/studies/airline-pilots/#prettyPhoto) che OGNI SANTO GIORNO volano in cielo, alle quote delle scie, e le vedono. Nessuno di loro le trova strane. Nessuno di loro dice di averle viste solo di recente. Oltre a osservarle tutti i santi giorni e averle SEMPRE OSSERVATE, hanno anche le conoscenze e l'esperienza lavorativa per giudicarle. Perché la loro testimonianza non conta?

Negli Stati Uniti, nel 2012 lavoravano circa 25.000 operatori al controllo traffico aereo. (fonte http://www.bls.gov/ooh/transportation-and-material-moving/air-traffic-controllers.htm). Non ho trovato altri dati, per ora. Spesso e volentieri, oltre al monitor operativo, i controllori danno un'occhiata al cielo. Anche loro hanno le conoscenze per determinare cosa sia strano e cosa no.

Così come i tecnici aeronautici (sempre negli Usa, nel 2008 erano 123.000, fonte http://future-jobs.findthebest.com/q/756/1939/How-many-Aircraft-Mechanics-and-Service-Technicians-are-there-working-in-the-United-States).

Poi gli operatori meteo, non ho trovato statistiche mondiali, ma in Italia ci sono qualcosa come 500 osservatori meteo, per l'aviazione. (250/300 in Enav, poi ci sono i Marescialli dell'Aviazione militare e una 20ina di meteorologi che lavorano nei due centri di previsione Enav di Linate e Ciampino).

Centinaia di migliaia di persone esperte, che osservano il cielo PER LAVORO, che hanno le conoscenze necessarie, CHE NON NOTANO NIENTE DI STRANO NELLE SCIE DI OGGI, ma che soprattutto LE HANNO SEMPRE VISTE, certo in numero leggermente minore una volta, ma le hanno sempre viste.

Perché la loro testimonianza NON VIENE MAI tenuta in conto?

3 - Conclusione

Nella sua lettera, il Maresciallo Domenico Azzone (http://anonymouse.org/cgi-bin/anon-www.cgi/http://www.scribd.com/doc/23201747/Lettera-a-Mercalli-Onorato-Delitala-1-M-llo-Domenico-Azzone-Esperto-Meteo-A-M) parla della questione dell'osservatore esperto.

"Ebbene, Signor Delitala, sono anch’io un Osservatore Esperto e contrariamente a quanto lei afferma (insieme ai Signori Mercalli e Onorato) sono certo e confermo che non tutte le Scie di Condensazione rilasciate dai velivoli (militari e/o civili) sono tutte normali, almeno a far data dalla fine degli anni 70 inizio anni 80 del Secolo Ventesimo."

Detto questo, si profonde in una spiegazione del perché le scie non sarebbero normali, identificando tutta una serie di anomalie, che in realtà anomale non sono.

La domanda successiva è: in assenza di prove (!), tra osservatori in teoria egualmente qualificati, conta anche il numero quale indice di probabilità. Ovvero, perché tenere in considerazione di più l'affermazione del Maresciallo Azzone, che non quella dei suoi quasi 500 colleghi? Certo, se ci fossero le prove al riguardo, la sua affermazione conterebbe più di quella dei suoi colleghi, ma in assenza di queste, preferisco alle affermazioni di tutti gli sciachimisti, quelle del milione e passa di operatori mondiali del settore. 

Questo basterebbe a risolvere la questione.

lunedì 30 giugno 2014

Rotte anomale, quinta parte

7 – Manovre conosciute
Molte delle contestazioni, oltre agli incroci, presentano anche scie dalle forme che in apparenza possono sembrare strane, ma per chi conosce alcune manovre aeronautiche, strane non sono. Ad esempio, un occhiello, può benissimo essere un’inversione di rotta, come si vede nella prima foto.


Altra manovra molto conosciuta, è il cosiddetto “circuito di attesa” (in inglese “holding”). Questa manovra tipica, si esegue scegliendo un punto (fix), naturalmente determinato dal controllo del traffico, oppure in alcuni casi, dalle procedure preesistenti, ed a partire da quello si esegue un circuito, stile ippodromo (vedi seconda foto).

La holding, per correttezza intellettuale, è rara ad alta quota. Normalmente si usa per trattenere temporaneamente gli aerei in fase di avvicinamento all’aeroporto, e gestire gli arrivi in pista. A bassa quota, ovviamente, l’aereo non produce scia (alle nostre latitudini, sempre s’intende). Ad alta quota, molto raramente, può essere utilizzata, temporaneamente, per liberare l’aerovia in caso di emergenza. Tutte queste considerazioni, naturalmente si applicano maggiormente agli aerei di linea. Come detto nella prima parte, al punto numero due, non esistono solo gli aerei di linea in cielo. Ad esempio, un aeromobile può essere in attesa di qualcun altro, per un’esercitazione, o per qualsiasi altro motivo sia necessario. Se deve aspettare, la procedura standard è quella.
Inoltre, i Tanker, quelli veri (ovvero le aviocisterne che servono per rifornire in volo gli aerei militari), ad alta quota, eseguono proprio una Holding, molto larga nell’attesa dei mezzi da rifornire.
Questa foto (http://theaviationist.com/wp-content/uploads/2012/03/coronet-east-2.jpg) mostra un gruppo di caccia che seguono un Tanker, in attesa del loro turno di rifornimento. Il tanker è quello con due scie (la sua terza scia è l’aereo che sta venendo rifornito), e gli altri mantengono la formazione.
Infine, nelle esercitazioni militari, si assiste spesso al “dogfight”, ovvero al combattimento aereo, dove i due aerei che cercano di abbattersi si inseguono febbrilmente, producendosi in spettacolari acrobazie nel tentativo di inquadrare il “nemico” per colpirlo. Figuriamoci se producono scie rettiline... (vedi terza foto, con esempi di manovre)

8 – Il volo in formazione.
Viene spesso detto, che il volo in formazione, è proibito. Non solo l’affermazione è errata (di solito chi la dice intenderebbe che il volo civile, in formazione, è proibito) ma è anche falsa. Certo, se vedo una formazione (e devo però essere sicuro che lo sia, dato che non posso essere sicuro, con un semplice sguardo da terra, che gli aerei procedano alla stessa velocità ed alla stessa quota), è improbabile che siano aerei di linea, ma aerei civili, possono volare in formazione. Ed aerei militari, spesso volano in formazione. Naturalmente è raro vederli, e le scie parallele, sono maggiormente dovute all’effetto del vento su scie persistenti, ma esiste anche il volo in formazione, che è sotto stretto controllo da parte dei controllori del traffico aerei, e che segue regole ben precise:
- la formazione deve operare come un singolo aeromobile per quanto riguarda la navigazione e i riporti di posizione
- la separazione tra aeromobili è responsabilità del capo formazione e dei piloti comandanti gli aeromobili della formazione in tutte le fasi del volo, compreso il ricongiungimento dopo il decollo ed il distanziamento prima dell'atterraggio
- non è consentito effettuare decolli, atterraggi e operazioni in circuito di traffico in formazione, ad eccezione dei voli specificatamente autorizzati dall'ENAC per manifestazioni aeree ed attività addestrative (non si applica agli aeromobili militari)
- tra il capo formazione e ciascun aeromobile deve essere mantenuta una distanza orizzontale non superiore a 1 km e una distanza verticale non superiore a 100 piedi
- per i voli in formazione in IFR (ovvero strumentali) è richiesta una visibilità in volo non inferiore a 3 km. In caso di riduzione di tale visibilità il capo formazione richiede all'appropriato ente ATC le istruzioni per l'interruzione del volo in formazione e successiva prosecuzione come singoli voli (non si applica agli aeromobili militari)
- il volo in formazione deve essere preventivamente coordinato tra il capo formazione ed i piloti responsabili degli aeromobili in volo
- in caso di formazioni comprendenti differenti tipi di aeromobili, devono essere specificati nel piano di volo i tipi degli aeromobili
- per i voli originati in Italia, che interessano gli spazi aerei da classe A ad F, è richiesto un preventivo coordinamento con l'Ente di controllo che ha la giurisdizione sull'aeroporto di partenza
9 – Conclusioni
Rotte anomale? Se anche avete considerato tutti, ma tutti gli aspetti della cosa, e rimosso ogni dubbio (e visti tutti i punti, la vedo dura) resta sempre il primo: ovvero, ok la rotta è anomala, e allora? Questo è sinonimo di irrorazione? Le rotte anomale non esistono, esistono solo rotte di cui l’osservatore non conosce tutti i parametri.

Rotte anomale, quarta parte

5- Le aerovie sono praticamente ovunque
Spesso si leggono affermazioni del tipo “Ho controllato, non passano rotte sopra casa mia”. Questa cosa è già strana di per sé, poiché se uno si prende la briga di controllare davvero, la cartina delle aerovie superiore a FL200 (ovvero circa 20000 piedi, od anche circa 6000 metri), che potete trovare liberamente consultabile a questo link:
ci si chiede in quale zona d’Italia siano costoro, dato che non c’è zona della cartina priva di aerovie.
C’è da dire che non è sempre facile immaginarsi correttamente cosa si vede sopra le proprie teste. Per fare un esempio, nella foto che usai per mostrare come la prospettiva può ingannare, sono riportate tutte le coordinate, sia di dove mi trovavo, sia del punto di vista. Dato che è scattata con un iPhone 4, conosco anche i dati dell’obiettivo, e sono in grado (vedi seconda foto) di sovrapporre la cartina all’immagine che ho postato, come si vedrebbe se fosse in grandezza reale a 10000 metri. E questo rende l’idea del fatto che non ci sono zone di cielo realmente libere da aerovie.


6 – Differenza tra pianificazione ed esecuzione.
Le aerovie sono utilizzate per la pianificazione della rotta dell’aereo. Ma una volta in volo, l’aereo può essere soggetto ad un sacco di variazioni, dalla rotta principale.
Il primo ed il più importante, è il fatto che, in accordo col traffico, in una politica di risparmio tempo, sempre in funzione anche della sicurezza, ad un aereo può venire concesso (ed è più frequente di quel che si creda), il DIRECT-TO, ovvero la possibilità di saltare parte della rotta, e dirigersi direttamente ad uno dei punti della stessa, tagliando parte del percorso e guadagnando tempo, risparmiando carburante, come si può vedere in
Questo crea di fatto, una linea tra due punti della cartina, che prima non esisteva.
Altra variazione, è quella di quota. Non sempre all’aereo per questioni di traffico è concesso di andare alla quota richiesta, oppure gli è chiesto di variare la sua attuale quota. Salendo o scendendo, in accordo con la prospettiva, la sua traiettora, da terra sembrerà spostarsi di un po’. Se due aerei passano uno sopra l’altro di 1000 metri, da terra, sembreranno uno a fianco all’altro.
Infine, non è sempre detto (sempre per ragioni di traffico) che l’aereo segua necessariamente le rotte. E’ un caso raro, ma non impossibile, che l’aereo venga “vettorato” (è più frequente in fase di avvicinamento all’aeroporto, ovviamente, ma non è impossibile nemmeno ad alta quota). Vettorare un aereo, vuol dire che la direzione che questo prende, non è letta sulla cartina, ma è dettata dal controllo del traffico aereo, che per motivi di traffico o di sicurezza, può avere interesse a deviarlo dalla sua rotta pianificata.
Per avere un’idea di quanto può essere complicata la faccenda, date un’occhiata a questo video, dove dei controllori di traffico della FedEx, deviano il traffico in ingresso all’aeroporto, per permettergli di evitare una tempesta.

Rotte anomale, terza parte

4 – L’effetto del vento
Non ho mai ben capito come mai, chi guarda le classiche foto dei reticoli che fanno le scie nel cielo, non sia in grado di capire al volo che questo molto probabilmente è causato dal vento.
Alle quote in cui si formano le scie, è comune trovare venti che soffiano ad alte velocità, tranqullamente 40 miglia all’ora (64 km/h) ed anche molto di più. Le classiche correnti a getto, inoltre, raggiungono una velocità media di 100 mph (160 km/h), fino a punte di 200 mph (320 km/h). A quella velocità, dopo essere state rilasciate, le scie si spostano rapidamente da dove si sono formate.
Il vento, è l’intera massa d’aria che si sposta, e con esso si spostano le condizioni. Per questo le scie persistenti, tendono a rimanere tali e non smembrarsi, seppure spostate dal vento.
Alla velocità di 60/80 chilometri all’ora, una scia è in grado di spostarsi da sopra la verticale di un osservatore e raggiungere angoli molto bassi sull’orrizzonte.
E due rotte che si incrociano (ricordiamolo, solo otticamente, una può sembrare incrociarsi con l’altra, ed essere a 2000 metri sopra di essa, tranquillamente), ed l’azione del vento, che intanto sposta le scie rilasciate, è sufficiente a creare un reticolo.
L’esempio migliore, lo trovate qui:
http://contrailscience.com/contrail-simulations/
L’applicazione Java che trovate nella pagina sopra, inoltre, se disattivate la checkbox “Intersection”, mostra un altro tipo di deformazione delle scie dovute dal vento, ovvero, invece di due rotte che si intersecano, un solo aereo che esegue una traiettora racetrack (ovvero tipo ippodromo).
Infine, l’effetto del vento, se considerato correttamente, rende molto ma molto improbabili affermazioni, come “ho visto, la scia che ha rilasciato l’aereo, è rimasta sopra la mia testa per 8/10/24 ore”. Calcolando che a meno che non abbia il vento quasi parallelo ad essa e molto debole, pur potendo persistere per ore, è raro che resti tanto tempo in una zona precisa, senza spostarsi.

Rotte anomale, seconda parte.

3 – Non è per nulla facile osservare correttamente delle scie in cielo
L’osservazione di scie in cielo, ed il relativo determinarne la posizione nella spazialità dello stesso, non è una cosa semplice. Questa difficoltà è dovuta al fatto che rappresentano quanto di più difficile da valutare.
In cielo, non ci sono punti di riferimento. Pertanto, non avendo nulla con cui confrontare ciò che vediamo, è particolarmente difficile determinarne, ad esempio le dimensioni. Esempio tipico di ciò, è la Luna. Quando questa è all'orizzonte, generalmente, tende a sembrarci grande, perché spesso è subito sopra, o molto vicino (otticamente) a delle case, o ad un paesaggio, ed il nostro cervello la confronta con quello che ha vicino. Quando è alta nel cielo, ci sembra più piccola, poiché non c’è nulla otticamente vicino con cui confrontarla. Invece la Luna, è sempre grande uguale, all'interno di una stessa serata. Senza punti di riferimento, un oggetto ci sembrerà grande, esattamente quanto il nostro cervello “presume” che sia.
Noi abbiamo una visione tridimensionale, detta stereoscopica perché usa appunto due occhi, che ci permette di percepire la distanza di un oggetto. Solo che questa capacità (detta stereopsi primaria), funziona solo nei primi 30 metri di distanza da noi. Oltre i trenta metri, non c’è differenza tra la visione binoculare, o la visione monoculare. La distanza, non viene percepita fisicamente, ma viene percepita mediante l’interpretazione del nostro cervello, che sfrutta i cosiddetti “indici di profondità”, ovvero quegli elementi dell’immagine, che gli fanno capire quanto può essere distante un determinato oggetto. Ad esempio, se un oggetto A copre parte di un oggetto B, il nostro cervello ci farà percepire che B è più lontano. Inoltre la distanza percepita, dipende dalle conoscenze che ha il cervello, rispetto a quello che guarda. Per fare un esempio, un aereo che passa, se non ho un’idea precisa di quanto sia grande, può benissimo sembrarmi molto più basso di quanto sia realmente.
La prospettiva inganna. Bisogna ricordare, che non percependo la profondità in maniera precisa, la prospettiva (deformando naturalmente gli oggetti osservati) può ingannare parecchio. Uno dei casi più estremi, è ad esempio, l’osservare una scia molto lontana e bassa sull'orizzonte, diretta esattamente verso di noi. Sicché vista dal nostro punto di vista ci sembrerà una linea diritta che parte da poco sopra l’orizzonte ed avanza verso il blu del cielo, e che non siamo in grado di vedere che l’inizio e la fine della scia sono a distanze diversissime rispetto a noi, la stessa ci sembrerà verticale, più appropriata ad un missile che ad un aereo, anche se in realtà, è orizzontale, solo girata perpendicolarmente ai nostri occhi
Le scie sono spesso visivamente coperte da nuvole o formazioni, che di base non sono sempre del tutto opache. E nel sovrapporsi di oggetti, che sono semitrasparenti, spesso il nostro cervello non è in grado di determinare cosa è sotto e cosa sopra.
Inoltre le scie possono essere luminosissime, in quanto formate da cristalli di ghiaccio, che fungono da lenti ideali, e trasformano la scia, in un diffusore naturale della luce del sole che le colpisce da sopra. Il fatto che siano (viste da terra) molto luminose, può portare a vederle nitidamente, anche se si trovano dietro un cumulo molto opaco, creando l’illusione che siano sotto di esso.
Per i motivi descritti sopra, se due scie non sono esattamente parallele, è molto probabile che visivamente si incrocino. L’incrocio visuale non significa incrocio reale. Generalmente, le scie sono a quote anche molto diverse, ma incrociandosi visivamente, e non avendo modo noi di capire quale sia sotto e quale sia sopra, verranno percepite dal nostro cervello come alla stessa quota.
Quindi le problematiche dell’osservare una scia sono la mancanza di punti di riferimento, la mancanza di una visione tridimensionale, la dipendenza del nostro cervello per la determinazione della distanza alle sue conoscenze pregresse, la difficoltà nel percepire gli indici di profondità in quanto le nubi possono essere semitrasparenti e le scie particolarmente luminose, la deformazione prospettica, la enorme distanza che solitamente c’è dall'osservatore, e la non conoscenza diretta delle dimensioni delle stesse.
Questi problemi, esistono e persistono anche nella determinazione di eventuali anomalie nelle rotte degli aerei che hanno lasciato le suddette scie di condensa. Motivo per cui, almeno per determinare correttamente l’altezza di una scia rispetto al terreno, si consiglia una misurazione, piuttosto che una valutazione ottica.
(Ma del resto, più di metà degli sciachimsiti, è convinta di capire le altezze degli oggetti “ad occhio”...)